il Ponte: la distanza tra gli stati della vita

ponteTra via Foria e la collina di Capodimonte, all’estremità occidentale del vallone naturale della Sanità, sotto quel ponte rosso e recintato c’è il luogo dove si tocca con mano la pietà popolare dei napoletani, che per secoli hanno curato ed adottato anime perdute dei “morti senza nome”. Ed è salendo le strade del quartiere Stella che si raggiunge il Cimitero delle Fontanelle – O Campusanto d’è Fontanelle – scavato nella roccia gialla della collina di Materdei. L’ossario delle Fontanelle racconta di Napoli e dei napoletani, ed aiuta a capire l’unicità del rapporto tra la storia di questa Città e il suo presente, le sue contraddizioni e quella complessa sintesi di contemplazione, solidarietà, concretezza che caratterizzano il senso dalla vita a Napoli.
Il Cimitero delle Fontanelle è il luogo della “giusta distanza”: quella che corre tra la storia e il presente, quella che corre tra la vita e i suoi significati e la morte, parte della vita in cui non si rinuncia al dialogo.
Le tre grandi navate, da almeno quattro secoli, conservano i resti di un popolo, quello delle vittime di eventi tragici che hanno segnato il passato della Città di Napoli. Si entra e si incontra una raffigurazione della natività, alle spalle il lungo corridoio della vita porta al calvario rappresentato da tre grandi croci. Un cumulo di ossa e teschi ben ordinati, bacheche votive in legno e marmo, una luce che contrasta sulle poche torce sparse nelle tre navate. Questo scenario è il luogo della giusta distanza, dove i sentimenti di solidarietà hanno trovato forma in una passata tradizione di adozione delle spoglie mortali di questo popolo dei senza nome, in cerca di un conforto che è reciproco, come le parole di un dialogo.

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