le Parole: i segni del passato sono voce nel presente

paroleLe parole scritte e quelle parlate sono simboli, segni, parte di un codice che viene condiviso per comunicare.

“Se domandate ai devoti, vi diranno che l’umidità che si sente al tatto è sudore. Il sudore delle anime del Purgatorio”.

Per il devoto, che arrivato ai teschi li tocca e vi poggia la mano per ricevere energia, quel sudore diviene acqua purificatrice perché emanazione di un aldilà sofferente, specchio di dolori e pene a cui sono sottoposte quelle anime da invocare ed aiutare. Questo è uno dei “segni” di quel codice che il popolo napoletano ha riconosciuto nel dialogo con le anime del purgatorio. La devozione del popolo è ristoro dalla marginalità di questi resti che pure occupano uno spazio nel cuore della Città, e ristoro dalla marginalità del momento della loro scomparsa.

Il “refrisco“, come è detto nella tradizione popolare, è il linguaggio con cui si offre ristoro a individui senza nome, nello stesso tempo parte della Città di Napoli e corpo della sua storia, anime pezzentelle cui offrire riscatto dalla marginalità. Nel 1969 la Chiesa sancisce il divieto della devozione in questo luogo. Questo rapporto fatto di parole ma privo delle mediazioni rituali proprie dell’ortodossia cattolica, è ritenuta estranea ai canoni della Chiesa. Diventano allora voce anche i sogni: quelli in cui la gente racconta di essere rimproverata dal “popolo delle Fontanelle” per questa assenza. È la solidarietà che ancora una volta prende forma, rinnovata dalle esigenze del tempo ma immutata nella cultura e nel sentimento del popolo di Napoli.

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