raccontami la storia

Parthenope è il primo insediamento urbano sviluppato per opera dei coloni di Kyme, in viaggio verso occidente dalla penisola greca della Calcidica, quella stessa terra che nel mito è teatro di leggende e di magia, ed è la terra del mito dei viaggi, come quelli degli Argonauti di Valerio Flacco, poeta della tarda età imperiale romana. Parthenope è la prima forma della Napoli greca, che nel VII secolo avanti Cristo si estendeva tra l’isolotto di Megaris dove oggi sorge Castel dell’Ovo, e il prospiciente promontorio di Pizzofalcone. Due secoli più tardi i greci Cumani decisero di fondare, ad oriente del primo insediamento, la “città nuova”, ovvero Neapolis. L’urbanistica della Città nuova rispecchiava la tradizione delle città greche, con la simmetria di strade parallele e ortogonali, ricca di edifici di culto, teatri e templi. Le radici della Città, l’eco delle sue origini, si riflettono e si animano nella sua storia, arricchendosi delle contaminazioni di popoli e culture che punteggiano un percorso di più di venticinque secoli. È in queste contaminazioni che prendono forma non solo le caratteristiche urbane della Città, ma anche il confronto con le diversità e il rapporto con la contemplazione, i valori della solidarietà e del dialogo. Anche del dialogo con chi nella vita non è più. L’edilizia religiosa trova così una nuova forma nell’età delle origini e della diffusione del culto cristiano, con il Ducato bizantino che segue la caduta dell’Impero romano di occidente (siamo tra la fine del VI secolo dopo Cristo e l’alba del Medioevo, fino al 1139), e luoghi come le Catacombe della Sanità, le catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo sono parte della nuova cultura e dei nuovi riti, come il culto dei defunti. Nel medioevo, nel primo ventennio del Regno Angioino di stirpe francese (1266-1285), cimiteri e sepolture sono parte del contesto urbano e sono integrati nell’edilizia religiosa, come nelle tradizioni dell’Europa settentrionale. Poi, con l’età del viceregno spagnolo (1504-1707), una nuova forma entra nella storia di Napoli: la forma delle contraddizioni e dei contrasti, l’esplosione di una nuova bellezza e quella della violenza, l’esplosione delle forze della natura con una nuova disastrosa eruzione del Vesuvio e con il morbo della Peste. E l’esplosione delle tensioni sociali, con la rivolta di Masaniello, le esecuzioni sommarie. Nella seconda metà del Seicento a Napoli questa violenza restituisce ancora nuova forma al rapporto della Città e della sua gente con la morte, riflessa nel moltiplicarsi dei Lazzaretti e degli ossari, delle sepolture comuni, del distacco, violento, con chi resta “senza nome” dopo la vita.