il Viceregno spagnolo

storia3L’impero di Carlo V di Spagna è l’Impero dove il sole non tramonta mai, ma risplende con continuità dall’una all’altra sponda dell’Oceano Atlantico. In questa vastità, da capitale del Regno che era stata nel medioevo con la dinastia angioina, Napoli è drasticamente ridimensionata a dominio della aristocrazia spagnola, e vive l’esperienza di tutte le contraddizioni che incidono, e segnano, profondamente l’anima stessa della Città e del suo popolo. Lo sfarzo e le ricchezze della corte del viceregno, l’esplosione demografica, la tensione sociale e le nuove povertà. Ma non ci sono solo ombre. Pietro da Toledo, negli anni in cui si preparava e si realizzava la Controriforma della Chiesa cattolica, opera un grande processo di riforma urbana e amministrativa. Le ombre tornano però nel corso del secondo secolo del viceregno. L’eruzione del Vesuvio nel 1631, la rivolta di Masaniello del 1647 e la terribile epidemia di peste del 1656. Ed è nel segno di queste tragedie che prende forma una nuova distanza tra la vita e la morte. Scavato nelle viscere del tufo, nel cuore della Città, il Cimitero delle Fontanelle avrebbe offerto alla memoria storica anche uno spazio fisico e reale, un luogo per trasfigurare il dolore dei tanti “senza nome” attraverso il dialogo della devozione popolare. Per il popolo napoletano sono anche queste le “anime del purgatorio”, alla ricerca di un conforto dopo la vita, e dopo la sua violenta conclusione.